Gianfranco Chiavacci

Nasce nel 1936 nella città di Pistoia, in Toscana. Fin da giovane si avvicina all’arte e nel dopoguerra inizia a dipingere. È da subito interessato sia alle esperienze dell’Informale che alle esperienze del Bauhaus. Le lezioni dei maestri europei, quali Wassili Kandinskij, Paul Klee, Piet Mondrian, Max Bill, Max Ernst sono per lui formative. Alla fine degli anni cinquanta per lavoro utilizza i primi elaboratori elettronici IBM. Immediatamente intuisce l’importanza della cibernetica e il suo sviluppo futuro nella vita dell’uomo. Gianfranco Chiavacci impiega il sistema numerico binario per determinare le forme delle opere. Nel 1973-74 inizia un’indagine, parallela a quella pittorica, attuata con i mezzi fotografici. Appassionato fotografo da sempre, Gianfranco Chiavacci decide di elaborare delle immagini che dal reale conducano all’astratto. La logica binaria è diversamente applicabile in campo fotografico. Nondimeno i risultati sono entusiasmanti: rotazioni di corpi, forme generate da fasci di luce, elaborazioni di corpi fluorescenti o trasparenti. Le opere fotografiche appaiono eccezionali anche per le loro date, se paragonati a contemporanee esperienze di altri artisti e se si considera la totale assenza in esse di elaborazione o manipolazione dell’immagine. La produzione artistica prosegue fino al 2008 allorquando l’artista decide la conclusione del suo percorso artistico. Nel tempo il lavoro pittorico è spesso accompagnato da una vasta produzione teorica in testi , libri, panphlet e interviste, nei quali l’artista espone dettagliatamente, con esempi e citazioni, le premesse logiche e metodologiche del suo lavoro.